sabato 21 gennaio 2012

Parma - BiOsteria. Per una riconversione ecologica degli spazi sociali


Avreste mai creduto che un piatto potesse parlare, raccontare di sè, dei suoi ingredienti, delle sue origini e dei suoi viaggi,  fino a narrarvi il suo ingresso all’interno di un’osteria o meglio della BiOsteria? 
Avreste mai creduto che all’interno dei centri sociali, da sempre luoghi di sperimentazione collettiva di nuove pratiche politiche, spazi di incontro tra donne e uomini uniti dal desiderio di trasformare il mondo, la nascita di un’osteria potesse parlarci direttamente della volontà di costruire un alternativo modo di vivere e quindi di consumare?
Avreste mai creduto che nel tempo della vita messa al lavoro,  mercificata e depauperata dalla precarietà, un piatto potesse disegnare concretamente un orizzonte di sottrazione allo sfruttamento?
Avreste mai pensato, che le relazioni tra individui, sempre più confinate nei luoghi che creano profitti privati, riuscissero a trovare nei centri sociali un nuovo luogo dove realizzarsi liberamente attorno ad un tavolo, attraverso la condivisione di cibi e bevande?
Se a tutto ciò non avreste mai creduto, è arrivato il tempo di conoscere la BiOsteria, di assaggiare i suoi piatti, di condividerne il percorso, convinti che sperimentando nuove strade, il desiderio di trasformazione del mondo e delle nostre vite possa divenire realtà.
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Le produzioni agricole e l’alimentazione nel contesto della crisi globale
La crisi non colpisce solo il nostro presente ma annebbia anche il nostro futuro rendendolo incerto su molti piani del nostro essere. Assumendo il dato che tale crisi è endemica e colpisce in primo luogo l’economia, vediamo i suoi risvolti più cruenti abbattersi sulle produzioni agricole e sulla catena alimentare: l’aumento dei prezzi alimentari di prima necessità è sotto gli occhi di tutto il globo. Ciò è dovuto a diversi fattori, in primis l’aumento dei costi energetici e la crescita della classe media nei paesi in via di sviluppo (Cina, Brasile e India). Questo ha incrementato la domanda di proteine animali, la cui produzione, nei grandi allevamenti zootecnici, richiede grandi quantità di cereali.  Come se non bastasse i paesi “ricchi” aggravano questa situazione finanziando la produzione di biocarburanti, paventando in essa una soluzione  all’inquinamento provocato dall’utilizzo dei vecchi carburanti di derivazione fossile, quali petrolio e carbone. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, la produzione di etanolo derivato dal mais negli Stati Uniti ha contribuito perlomeno all’aumento del 50% della domanda di mais a livello mondiale negli ultimi tre anni. Ciò ha fatto salire il prezzo del mais. È aumentato il prezzo dei mangimi e anche quello di altre colture, soprattutto semi di soia. Tutto ciò compromettendo la stabilità sociale ed economica di paesi che vivono il ricatto di tali scelte di produzione. E’ anche da qui  che nascono le rivolte popolari che proprio in questi giorni interessano parti sempre più estese del pianeta.
Bios e Osteria. Per una nuova pratica politica.
La scelta di sperimentare una  Bio-Osteria nella Casa Cantoniera Autogestita di Parma avviene inevitabilmente in continuità con tutti i progetti e le attività svolte all’interno dello spazio sociale. Evidente è la sua stretta connessione con il G.A.S. (gruppo di acquisto solidale) che vive all’interno del  centro da anni, e soprattutto con la  ” Mercatiniera” un mercato delle genuine autoproduzioni, che coinvolge i produttori agricoli delle campagne intorno alla città di Parma. Il mercato è l’esperimento concreto  di un nuovo modello di produzione, di consumo consapevole e sostenibile che aggiunge valore in termini di analisi e pratiche reali alla riconversione in  un  modello di vita alternativa, rispettosa dell’ambiente e continuamente in relazione con esso.
Ma è anche un terreno concreto su cui costruire una riconnessione sociale tra città e campagna , tra spazio urbano e spazio agricolo, tra due modi diversi di intendere il rapporto dell’uomo con la natura, con due mondi che devono entrare in relazione per rivendicare insieme nuove forme di giustizia, sia ambientale che sociale.
E’ partendo dall’utilizzo di un linguaggio capace di consegnare a tutti l’idea della sfida in atto che abbiamo scelto il termine “biosteria”.
Bios  una parola  in grado di raccontare la complessità sia della vita messa a lavoro, continuamente sfruttata e espropriata dalla violenza capitalistica ma soprattutto in grado di narrare il desiderio di sottrazione dei corpi e delle intelligenze collettive a tale meccanismo.
Una parola che ci rimanda immediatamente alle relazioni della vita umana con le altre forme di vita, con la natura, con la necessaria responsabilità di difendere l’ambiente dallo sfruttamento, le risorse naturali dalla privatizzazione.
Innestare la parola bios in quella osteria è la nostra prima sfida.
L’osteria non è altro che quel luogo pubblico dove si mesce il vino e si consumano i pasti. Un luogo pubblico, e non privato, dove le persone si incontrano, si conoscono, condividono del tempo, si innamorano. Costruiscono la socialità, quell’intensa rete di relazioni che dà vita alle comunità, rompendo la monotonia dell’individualismo e conferendo senso alla propria esistenza, mai solitaria ma sempre in rete con le altre.
Ma l’osteria è soprattutto un luogo che ci racconta anche la specificità della nostra storia, quella di popolazioni che attorno a questi luoghi comuni hanno costruito un modo di essere, narrato le vicende, inventato le rivoluzioni.
Km Zero, Rifiuti Zero, Inquinamento Zero
La BiOsteria costruisce pratiche che devono necessariamente divenire COMUNI come l’utilizzo di materie prime senza filiera (km 0), il non utilizzo di packaging, la promozione  di un’agricoltura naturale, la trasformazione di alimenti nel pieno rispetto delle materie prime e della stagionalità degli alimenti, il tutto correlato da una corretta gestione dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata, l’abolizione di bicchieri e stoviglie usa e getta e il compostaggio dei rifiuti organici. Tutti accorgimenti che uniti alla prossima realizzazione di pannelli solari, fotovoltaici e termici, realizzeranno una vera e propria BiOsteria ad impatto zero.
Sfruttamento Zero. Reddito e valore sociale del lavoro.
Il progetto della BiOsteria non solo intende costruire un nuovo rapporto con l’ambiente, partendo dalla necessità di rispettarlo e di inventare buone pratiche che ne valorizzino le risorse naturali, entrando in relazione con un mercato alternativo di prodotti naturali e con il g.a.s., ma si assume anche la responsabilità di indagare il rapporto con le forme contemporanee di lavoro.
E’ innegabile che per produrre un qualsiasi bene, sia esso materiale o immateriale, è necessario sviluppare saperi, metterli a verifica nel processo produttivo e confrontarsi con l’elemento che è alla base di tale operazione, ovvero la fatica. E’ altrettanto vero che nel contesto attuale, quello prodotto dalla crisi globale,  assistiamo alla riduzione in schiavitù di fasce sempre più estese di popolazione, che con il divenire precario del lavoro, vedono le proprie condizioni materiali di vita raggiungere i livelli di povertà. Il continuo ricatto a cui le generazioni precarie sono costrette ci segnalano la necessità di riprendere in mano la parola lavoro e conferirle un nuovo significato in grado di riconoscere la dignità attraverso nuovi diritti.
Nella BiOsteria vogliamo affrontare il nodo del lavoro riconoscendo il suo valore sociale e facendo i conti con la costruzione di forme di reddito che sottraggano la vita allo sfruttamento. Alla base di tale pratica assumiamo come prioritario sovvertire il meccanismo classico che determina i rapporti tra produttore e consumatore.
Immaginare tale rapporto come uno scambio paritario e quindi non più nell’ottica del profitto privato (elevati prezzi al consumo e  continua riduzione dei costi di produzione) ci consegna la possibilità di scambiare conoscenze attraverso la trasformazione di materie prime naturali e di produrre autoreddito grazie a chi usufruisce di tale scambio.
Pratiche territoriali per un comune ecologico
Occorre riportare la centralità su una discussione politica incentrata su un nuovo modello di sviluppo e produzione che non rispecchi più i dettami di un capitalismo ormai messo in totale crisi dal suo stesso essere. Ri-pensiamo la concezione ecologica non più solo come una forma di resistenza alle politiche liberiste che hanno dimostrato il  loro fallimento, aumentando le differenze sociali e negando a popolazioni intere la propria sovranità alimentare, ma anche con la capacità di intendere l’ecologia come un nuovo paradigma di COMUNE, reale e sostenibile, raggiungibile solo grazie ad una reale riconversione dei sistemi di produzione in termini di rispetto ambientale e sociale.
 Per questo crediamo fermamente che oggi una lotta territoriale dal basso possa realmente cambiare le carte in tavola a livello globale.
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Ogni venerdì e sabato sera
solo su prenotazione
chiamare entro il giovedì per consentire alla BiOsteria di reperire i prodotti naturali.

Menù fisso a 18 euro

elaborato per rispettare la stagionalità dei prodotti
CON ANTIPASTO, PRIMO, SECONDO, CONTORNO, DOLCE
per carnivori, vegetariani e vegani (specificare le esigenze al momento della prenotazione!)



tel 340 8339451 / 3333467642

mail: biosteria.parma@gmail.com


via Mantova, 24 Parma


Periodicamente saranno organizzate degustazioni enogastronomiche e incontri 
artistici, con la presenza a cena di produttori del territorio e scrittori.

venerdì 20 gennaio 2012

ZUCCHERO DEI SEM TERRA





" Açucar do Brasil" - Zucchero, diritti e libertà

Sostieni la lotta del Movimento Sem Terra


Il Progetto "Açucar do Brasil" si propone di distribuire lo Zucchero Mascavo prodotto dalla Cooperativa COPAVI dello Stato del Paranà (Brasile) del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra.
Lo zucchero è prodotto nell’Assentamento Santa Maria (Paranacity,PA) con tecniche agroecologiche, preservando e recuperando un terreno distrutto dalle monocoltivazioni.

La Cooperativa COPAVI del MST utilizza un sistema di produzione che combina il rispetto della natura con quello dell’essere umano: una filosofia di vita che ha come principio un’etica ecologica e la giustizia sociale nelle relazioni di lavoro.

Intraprendendo insieme questo progetto, oltre a contribuire allo sviluppo e autonomia delle Cooperative del Movimento Sem Terra, portiamo oltreoceano la loro lotta e quotidiana resistenza alle dinamiche imposte dalle multinazionali e dal mercato internazionale.


http://www.yabasta.it/spip.php?article1141


CAFFE' ZAPATISTA


http://www.caffezapatista.it/



Caffè Zapatista


Il North American Free Trade Agreement (NAFTA), firmato il 1 gennaio 1994, è stato presentato come l’ascesa del Messico in un moderno stato del primo mondo.
Ma, nello stato meridionale del Chiapas in quel Capodanno, una “rivolta armata dei popoli indigeni ha rubato i riflettori dei media, esponendo le enormi disuguaglianze sociali del Messico e l’esclusione della popolazione indigena del paese dal suo sviluppo economico”, (latino-american Press, gennaio 20,1994). Questi ribelli che si fanno chiamare Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) hanno sostenuto che stavano combattendo per i diritti dei messicani indigeni quando hanno occupato quattro città in Chiapas (dove si concentrano i discendenti dei Maya). Il governo messicano aveva fino a quel punto negato l’esistenza di un movimento di guerriglia nel tentativo di presentarsi come stato stabile e prospero durante i negoziati del NAFTA. Quando l’attenzione dei media mondiali si è concentrata sul Messico a causa del NAFTA, l’EZLN ha strategicamente scelto questo momento per alzarsi e dire al mondo che il NAFTA è un certificato di morte per la popolazione etnica del Messico. Come la Comandante zapatista Ramona ha detto: “Non siamo stati presi in considerazione quando il NAFTA è stato negoziato, mai più ci sarà un Messico senza di noi!”.
I problemi con il NAFTA e l’Underclass messicana
Perché il NAFTA sia avviato, il Messico deve rispettare i Programmi di aggiustamento strutturale (PAS) che consentono ai paesi di beneficiare di prestiti della Banca Mondiale. Il problema con i PAS in relazione agli Zapatisti è che richiedono la privatizzazione di tutti i terreni (petrolio, miniere, servizi telefonici, ecc.), profondi tagli alla spesa sociale (salute, istruzione, alloggi), e l’accento sulla produzioni destinate all’esportazione (eliminano quasi tutti i prestiti a favore di quelli che producono beni per il consumo interno).
La privatizzazione di tutto il terreno avrà un effetto drammatico sugli zapatisti. In passato aveva la costituzione messicana ha protetto le terre comunali (ejidos) detenute dalla popolazione indigena. Nello stato del Chiapas (70% della popolazione indigena), questo comporterà l’espulsione di 1,5 milioni di persone dalla loro terra. Non solo queste persone perderanno la loro terra, ma l’ambiente subirà un irresponsabile tasso di deforestazione. L’EZLN ritiene che il furto delle loro terre sia un tentativo di distruggere la cultura indigena attraverso la loro assimilazione.
Tagli drastici alle spese sociali sono un ulteriore danno per le popolazioni indigene del Messico. Si dovranno chiudere le scuole e ridurre al minimo la disponibilità di un medico. Allo stato attuale il 46,6% della popolazione del Chiapas soffre di malnutrizione rispetto al 5,5% per il resto del paese.
Così, si sono organizzati sulla base della tradizionale cultura Maya e hanno fondato le cooperative per liberarsi dal costo elevato della intermediazione tipica nella distribuzione del loro prodotto principale: il caffè.
Erano e sono aiutati da un diffuso movimento internazionale che adesso sostiene la distribuzione diretta del loro caffè in tutto il mondo.






Dove e come è prodotto il caffè
Essicatura al sole del caffè
Raccolta a mano del caffè

Spelatura del caffè